Fog' s Soldiers

La battaglia delle ombre di Luhuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  3-Il viaggio

Da quando Sphiria aveva lasciato il castello la vita scorreva assai velocemente.

Il mago andò dalla principessa per dirle che ormai era giunto il momento per lei di assumersi un’importante responsabilità, il comando del regno e la custodia del libro Kalum. Acterum doveva partire per un lungo viaggio alla ricerca dell’eletto, prima che le forze del male, con la complicità di Sphiria, potessero ritornare all’attacco.

L’ indomani il mago prima di partire si raccomandò alla principessa- Mia dolce Astrid, è tempo che tu dimostri la tua forza e che tutto il popolo del regno ponga fiducia in te. Sono sicuro che la mia

assenza non sarà un problema. Devo partire ma ritornerò al più presto, abbi cura di te.- Grosse lacrime solcarono il viso di Astrid, non era mai rimasta per lungo tempo sola nel castello e sapeva che il viaggio riservava pericoli per Acterum. E sapeva anche che Sphiria desiderava ardentemente vendicarsi, ma anche ripeteva a se stessa che poteva farcela, o meglio doveva.

Salutò il mago, lui prese il suo bastone magico e si allontanò. Sarebbe stato in realtà un viaggio ben pieno di sorprese.....

Attraversò il bosco incantato, via via verso la strada che portava al paese degli Uomini Sapienti.

Erano i soli a poter vedere con le loro premonizioni se l’eletto fosse in vita e dove potesse vivere.

La fine del sentiero era ormai prossima. Luhuta era là all’orizzonte, una landa desolata senza vita nè un fremito di ali nè alberi verdeggianti. Solo un deserto di terra riarsa e chiarissima, e più in là una perenne coltre scura.

Il mago alzò il bastone al cielo per seguire la giusta direzione. Cominciò a dirigersi verso ovest per attraversare le alte montagne che gli si stagliavano innanzi. Impresa ardua per i forti venti che mettevano a dura prova ogni essere vivente.

Arrivò la notte. Un’aria pungente tagliava il viso di Acterum. Sapeva di dover riposare, ormai era sfinito. Per fortuna trovò un riparo dentro un anfratto tra le rocce rivestito dalla paglia portata dal vento.

Accese allora un fuoco in un cerchio di pietre poco fuori l’ anfratto e cominciò a gustare un po' delle sue razioni. Poi le sue palpebre si appesantirono sempre più e sprofondò in un sonno ristoratore.

Nella notte si destò di soprassalto udendo strani rumori. Erano passi molto vicini a lui. Con fare guardingo si alzò, prese il bastone e si avvicinò all’entrata. Vide quello che non sperava potesse capitare. La legione degli orchi era radunata dinanzi a lui.

Non si accorsero della sua presenza, era come se cercassero qualcosa, o qualcuno. Ad un tratto ripresero la loro corsa, con un impetuoso nitrire di cavalli si allontanarono. Già conosceva quelle figure,

erano feroci orchi al servizio del male, con a capo un generale chiamato Xanar.

Se lo avessero trovato sarebbe stato terribile, non avrebbe avuto via di scampo.

Da prigioniero sarebbe stato costretto con ogni mezzo a servire le forze del male.

Si ritirò all’interno, ma udii un bisbiglio nella fitta boscaglia. Si voltò e vide una sagoma accovacciata che stava sussurrando

-Signore mi aiuti. Se mi trovano mi uccidono!-

Il mago si diresse verso la boscaglia e vide un ragazzo molto giovane accasciato su di un fianco, ferito.

Acterum lo portò all’interno dell’anfratto. Il giovane era molto debole. Prese dell’acqua per dissetarlo e curò la sua ferita ormai infetta. Dopo diverse ore il giovane si svegliò e raccogliendo tutte le forze che possedeva cominciò a raccontare la sua storia.

- Mi chiamo Fuentes, Enriques Fuentes. Il mio lavoro era accudire i cavalli nella tenuta della regina di Taakrios. Sono povero e l’unico lavoro ben pagato era dalla regina Sphiria. Ma un giorno, mentre stavo pulendo la stalla, ho udito una strana conversazione tra la regina e quell’orco orrendo. Stanno tramando per conquistare le terre vicine e il primo paese sarà quello degli Uomini Sapienti. Poi si spingeranno sempre più alla conquista di nuove terre. Dopo hanno farfugliato qualcosa, un nome, uccidere una principessa, ma non ne ho capito il nome.-

Acterum incalzò,- Astrid, è Astrid il nome?-Lui fece cenno di si - Non ci posso credere, tutto questo è pazzia!- rispose Acterum.

Il ragazzo non capii, allora il mago spiegò tutta la storia.

Enrique allora continuò il racconto.-Per sbaglio feci cadere delle briglie per terra, e mi scoprirono. Appena vidi l’orco avvicinarsi alla porta della stalla scappai. Corsi più veloce possibile, sapevo che mi avrebbero ucciso senza pietà. Presi un sentiero e mi allontanai camminando giorni senza mai fermarmi. Loro mi stanno dando la caccia. Mi vogliono morto!-

Il ragazzo fece una smorfia di dolore dovuta alla ferita. Acterum chiese come se la fosse procurata. Rispose che era scivolato da un pendio roccioso.

-Riposa, al sorgere del sole partiremo per il paese degli Uomini Sapienti e tu verrai con me.

Bevi questo infuso d’erbe, vedrai, tra breve starai meglio.- disse Acterum.

L’alba stava sorgendo ed il mago svegliò il ragazzo ancora dolorante. Il viaggio era lungo e dovevano partire il più presto possibile. Ripresero il sentiero e fortunatamente per loro il vento era calato. Il ragazzo si aiutò con un bastone di fortuna per attutire il dolore, e dopo parecchie ore di cammino si trovarono dinanzi le montagne. La scalata era ormai prossima.

Iniziarono ad avventurarsi in un stretto sentiero formato da ciottoli e pietroni ai lati. Dopo alcune ore di cammino il ragazzo si volle fermare perchè ormai il dolore si era ripresentato. Acterum gli diede nuovamente dell’ infuso per poter alleviargli il dolore e si riposarono per un pò.

-Non so se riuscirò a scalare la montagna, mi sto trascinando. Lasciami qui, se è destino che mi uccidano che sia!- Il mago lo incalzò.- Non ti lascerò di certo morire, grazie a te ho scoperto cosa trama quella pazza di Sphiria. Sarai molto utile a tutti noi!-

-Cosa vi serve un’inutile stalliere! Avessi i vostri poteri non avrei paura di nessuno!- Acterum sospirò, -Non devi avere paura di qualcuno ma di te stesso. Per quanto riguarda i poteri, beh, saresti un mago potente. Chissà, forse un giorno!- Enriques rise.

Continuarono il cammino, l’altezza si faceva sentire e l’aria si rinfrescava. Nuvole scure e minacciose si avvicinavano all’ orizzonte.

Erano quasi giunti sulla cima quando iniziò un terribile temporale che presto divenne una tempesta di neve.

Bisognava cercare un rifugio. Dopo poco cammino sotto una fitta coltre di neve trovarono una specie di caverna. Si fermarono per la notte. Il freddo era intenso e si coprirono come potevano.

Le ore trascorrevano troppo lentamente e stavano rischiando il congelamento se fossero rimasti lì ancora per molto senza un fuoco acceso. Lentamente un torpore li pervase e un sonno profondo li accolse.

Passò il tempo ed una luce soffusa filtrò nella caverna. Acterum lentamente si svegliò, si voltò verso il ragazzo, ma non vide nessuno. Solo un fuoco acceso.

Corse fuori ma era sparito.

Il mago iniziò a chiamarlo.

Da lontano vide una sagoma familiare, era Enriques che avanzava nella neve, con una preda in mano e che faceva strani gesti. Aveva catturato una lepre delle nevi. Acterum avanzò velocemente, per fortuna il ragazzo non l’aveva abbandonato, poteva fidarsi di lui.

Infatti più avanti il mago vide una radura dove non vi era neve, il ragazzo fece un bel fuoco e mise quello che aveva cacciato a cuocere. Enriques sembrava guarito. Consumarono un ottimo pranzo e si riposarono fino a quando il mago non decise di ripartire. Acterum volse lo sguardo all’orizzonte, il paese dei Sapienti non era poi così lontano.

Scesero giù per il pendio innevato. La giornata era splendida ed il sole riscaldava i loro corpi ed i loro cuori.

Più scendevano e meno vi era neve, fino a quando videro nuovamente il sentiero, che li condusse finalmente alle porte del paese.

Il mago sospirò, una parte della sua fatica era stata premiata senza troppi incidenti. Sapeva in cuor suo che sarebbero capitate altre situazioni ben peggiori, ma sapeva anche che poteva contare su validi alleati.

Volse lo sguardo al ragazzo e disse, -Entriamo! Saremo i benvenuti!-.

 

 

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