| Fog'
s Soldiers
La battaglia delle ombre di Luhuta
|
||
|
|
Acterum ed Enrique s’incamminarono verso una fitta boscaglia. Le montagne erano ormai prossime ed i raggi del sole filtravano attraverso gli alberi dando al fogliame strani colori. Il sentiero erboso li condusse dinanzi ad un laghetto formato da una piccola cascata. L’acqua era stranamente calda. Enrique volle fermarsi. L’idea di farsi un bagno prese il sopravvento, infatti subito si tuffò. -Mago! Venga!- urlò, - l’acqua è una meraviglia!- Enrique dovette gridare forte perché lo scrosciare della cascata impediva al mago di sentire. Mentre si riposavano sulle sponde rocciose del lago videro qualcosa di strano aggirarsi nell’acqua. Enrique si avvicinò con cautela per riuscire a scorgere meglio questa strana figura. Acterum non si scostò nemmeno, pensò fosse il solito pescegatto che si aggirava in questi laghetti. Ma non era così. Enrique vide una creatura, una bellissima ragazza che volteggiava nelle profondità del lago. Sembrava librarsi leggera come se volasse in un cielo infinitamente azzurro. Ma qualcosa andò storto. Enrique scivolò dal lato scosceso del lago facendo un rumore assai forte quando piombò in acqua. Il mago corse per dargli aiuto quando ad un tratto il ragazzo uscì dall’acqua in braccio a questa bellissima figura. Acterum rimase impietrito davanti a lei , mentre il ragazzo aveva perso i sensi. La donna mise Enrique a terra che lentamente si svegliò. Davanti a lui vide uno splendido viso che lo fissava. I suoi occhi erano di un azzurro limpidissimo. Acterum le chiese chi fosse, e lei rispose in modo soave. -Sono una ninfa di questo lago. Dimoro qui da decenni ed è la prima volta che ho ospiti. Nessuno mi ha mai visto prima di voi.- Enrique si riprese presto. Passarano la giornata assieme alla ninfa che li portò a visitare i luoghi circostanti. Uno spettacolo incredibile. Fiori, profumi, un’atmosfera incantata circondava questo luogo. Mentre camminavano il mago spiegò a grandi linee il perché fossero capitati lì. Lei li condusse nel suo rifugio, una specie di capanna formata da frasche e legno. Lì vi dimoravano altre ninfe, che appena videro i due, si nascosero per paura. Quando udirono il canto della loro compagna uscirono lentamente dai loro nascondigli. -Non abbiate paura , non vi faranno alcun male. Lui è un mago, e questo ragazzo è suo amico. Dobbiamo aiutarli, debbono arrivare alla zona morta!- Una voce chiese, -come riusciranno a oltrepassare quella zona? Avete con voi il Talismano della Buona Sorte?- Acterum ed Enrique si guardarono perplessi, i Sapienti non avevano pensato a questo. Il mago rispose. -Non abbiamo nulla di simile. Potete procurarcelo voi?- La ninfa a loro vicina sorrise. -Vi procureremo i vostri talismani, restate per questa giornata con noi, domani avrete il tutto.- Enrique era innamorato già della splendida ninfa. Ogni tanto i loro sguardi s’incrociavano ed il ragazzo capiva che poteva essere ricambiato. La notte era ormai calata. Acterum stanco riposava in una delle capanne, Enrique invece era assorto nei propri pensieri ai piedi di un grosso albero. Ad un tratto senti dei passi avvicinarsi. Era lei. -Come mai qui?- Domandò sorpreso il ragazzo. La ninfa rispose piano. -Sono venuta ad augurarti la buona notte.- Si sedette vicino a lui e continuò a parlare. -Ho capito che la nostra solitudine è stranamente concepita da voi. Vedevo come ci guardavate straniti. Sto provando sensazioni particolari a parlarti perchè non abbiamo molte visite. Viviamo sole in questo bosco. La storia che mi ha raccontato il mago mi ha sconvolto. Siate prudenti quando vi troverete nella zona morta. Comunque il talismano vi proteggerà, ne sono certa!- Enrique la guardava immobile. La sua bellezza lo aveva stregato. Prese coraggio e iniziò a parlarle. -Da quando ti ho vista nell’acqua per la prima volta ho capito che nessuna creatura racchiuda tanto.- Lui vide che lei arrossii anche se vi era solo la luce della luna a rischiarare la zona. Continuò nuovamente dandogli del voi. -Vi siete mai innamorata?- Lei non capii. -Cosa volete dire!- Enrique sorpreso rispose. -Sapete cos’è l’amore? Ma si un uomo, una donna....... insieme.....- Iniziò a blaterare. Infatti la ninfa non capii proprio nulla. -Domando scusa per la mia ignoranza. Non so cosa intendiate, ma ho l’impressione che sia una cosa bella!- Altrochè!- Rispose Enrique alquanto imbarazzato. Era ormai ora di riposare. Il ragazzo si alzò e condusse sulla soglia di casa la ninfa. Si salutarono. Sapeva che l’indomani sarebbero partiti. Il tempo era tiranno. Arrivare a Bastian sarebbe stata un’impresa assai difficile ed in più il suo cuore era rattristato perchè non avrebbe potuto rivedere la ninfa. L’alba era già sorta ed Acterum si recò dalle ninfe per prendere i talismani. Erano tutte in fibrillazione per ultimarli. La ninfa da loro conosciuta si avvicinò al mago. -Sono pronti. Dovete portarli sempre con voi. Per nessun motivo dovete perderli. Il loro potere è proteggervi dallo sguardo della morte. Neanche un mago potente come te avrebbe la meglio nei suoi confronti.- Acterum assentì con il capo. Era già stato messo in guardia dai Sapienti. Enrique si svegliò ad ora tarda. Usci dalla capanna e si avvicinò al gruppetto. Il mago spiegò a lui tutto poi arrivarono finalmente i talismani portati sopra un cuscino di fiori da una ninfa. Erano due collane d’oro con al centro un cristallo che emanava una luce molto forte mischiata a colori iridescenti. Acterum diede al ragazzo il suo e se lo misero al collo. Una strana energia pervadeva i loro corpi, la magia era stata effettuata. Ahimè arrivò il tempo dei saluti. Il mago prese il suo bastone, la bisaccia e iniziò a salutare e ringraziare le ninfe. Enrique si avvicinò alla sua preferita. In questo contesto non aveva molte parole da dire. -E’ora che io vada. La mia tristezza è grande. Il pensare di non vederti più mi sta distruggendo! Non so nemmeno il tuo nome.- La ninfa rispose -Il mio nome è Celeste! Come l’acqua di questa sorgente, come quella del lago dove mi hai visto per la prima volta! Sarò sempre nei tuoi pensieri se tu lo vorrai. Ora hai una missione importante, la tua vita è in mano al destino, e tu hai in mano il destino di molte persone. Devi uscirne vincitore, promettimelo!- Enrique si avvicinò, le prese le mani e le sussurrò, -ti penserò sempre, ovunque io sia. Non ti dimenticherò mai, qualsiasi cosa succeda!- Acterum lo chiamò,era ora di partire. Salutarono per l’ultima volta le ninfe ed iniziarono ad incamminarsi verso un sentiero. Le montagne erano molto vicine e le avrebbero scalate in poche ore. Il sole era cocente. Ormai erano dinanzi le montagne ed iniziarono la lunga scalata. Ore dopo Enrique urlò. -Guardi mago, secondo me quella è la zona morta!- Infatti dalla cima della montagna si scorgeva un mondo a dir poco spettrale. Una landa tetra lambita da un fiume limaccioso. Corvi gracchianti si stagliavano in volo all’orizzonte. Un’ oscurità irreale governava in tutta la zona. Scesero per una scorciatoia scoscesa la montagna ed arrivarono nella piana. Acterum si raccomandò di non fare mosse azzardate quando avrebbero incontrato la Morte. I talismani erano al loro posto. Iniziarono ad incamminarsi verso il fiume. Udirono strane voci. Mormorii provenivano dall’oscurità. Passi sordi si avvicinarono a loro come se qualcuno li aspettasse da tempo. Il mago avanzò lentamente, mentre Enrique lo seguiva come un‘ombra. Ad un tratto un forte vento li fece indietreggiare E subito si parò di fronte a loro un mantello nero. Il ragazzo urlò a squarciagola, -E’ LA MORTE! E’ LA MORTE!- Questa si avvicinò con fare circospetto e indagatore mentre loro, con gli occhi chiusi, rimasero immobili. Enrique si ripeteva mentalmente, -Non devo guardarla! Non devo guardarla!- Ma la curiosità lo concquistava. La morte iniziò a parlare. -Vi aspettavo. Acterum ti sei spinto fin qui. Spero ci sia un valido motivo per averlo fatto!- Digrignò i denti. Il suo sguardo era illuminato solo dal baluginio delle sue orbite. Il mago lentamente rispose. -Siamo qui per cercare l’eletto e l’unico mezzo per arrivare nel paese di Bastian, come tu sai, è condurci dall’altra sponda del fiume.- Riecheggiò una spettrale risata. -Ha! Ha!Ha! Sapete il prezzo che pagherete se non riuscirete a superare la prova? Perchè restate con gli occhi serrati? Avete paura di me? Come farete a seguirmi nel mio mondo se i vostri occhi non vedono ciò che vorrebbero vedere?- Enrique non riusciva a resistere, sentiva il fiato della morte troppo vicino a lui, era quasi pronto a riaprirli, quando il mago gli intimò. -ENRIQUE NON LASCIARTI SOGGIOGARE! NON FARTI CONVINCERE! NON DEVI CEDERE! L’ILLUSIONE ABITA QUI !- La curiosità era sempre più forte. Era la Morte che induceva tutto ciò. -La vostra forza di volontà mi sorprende molto mago Acterum. Siete venuto nel mio regno, perchè non visitarlo? Ci sono cose che non avete mai visto!- Il mago con uno scatto si girò verso il ragazzo il quale aveva aperto gli occhi come d’impulso. -MALEDIZIONE ENRIQUE! ! NON GUARDARLA!- La morte si accorse della stanchezza del giovane. -Lo so che sei curioso di vedermi, fallo!- Disse con tono di sfida. Il tormento imprigionava le membra di Enrique. Era come una serpe che s’insinuava nel cervello. Stava per perdere il controllo. L’unica salvezza era Celeste. Doveva pensare solo a lei. Strinse il talismano tra le sue mani ed una luce uscì da questo. Il raggio colpì la Morte accecandola ed in quell’ istante Acterum trascinò via Enrique. Iniziarono a correre verso il fiume quando scorsero in lontananza una barca. Con un balzo si gettarono all’interno ed il mago iniziò a remare. Voleva allontanarsi il più velocemente possibile perchè non avrebbero resistito ancora a lungo. Il lungo fiume non pareva finire mai. Stavano remando da più di cinque ore. Niente, il nulla. Solo un’immensa distesa d’acqua. Acterum ormai stanco si fermò. -Non capisco, sono ore che siamo in viaggio e questo fiume non porta a nulla. I Sapienti non hanno spiegato gli effetti di un cambiamento di eventi. Siamo riusciti a sfuggire alla Morte grazie ai talismani ma non sappiamo se abbiamo cambiato il destino. Solo lei sa come attraversare questo luogo. E’ come se fossimo in un labirinto. Entrarci è stato facile uscirne sarà assai complicato!- Enrique rispose- E ora che facciamo? Ci sarà pure un modo per uscirne da qui?!! Il mago disse -Forse ho un‘ idea!- Chiamò ad alta voce la Morte, che dopo poco apparve cavalcando un cavallo di fuoco. Il mago sfidò il destino. La guardò negli occhi e le disse -Ti sto guardando. Se vuoi ti posso sfidare ma non credo tu lo voglia!- La Morte si avvicinò. -Acterum hai coraggio! Lo sai che posso toglierti la vita quando voglio, è il mio mestiere !- Digrigno i denti con un sorriso beffardo, -ma per questa volta non lo farò!- Il mago era già pronto con il suo scettro magico. Se le cose si fossero messe male lo avrebbe usato. Era l’ultima ancora di salvezza anche se la magia non avrebbe funzionato molto. Enrique accovacciato nella barca sperava di vivere ancora un pochino, si ripeteva tra se che non poteva finire così! La Morte avanzò lentamente verso di loro. -So della vostra missione. Avete avuto coraggio a sfidarmi, siete riusciti a fuggire da me, non avete ceduto a nessuna pressione che vi ho fatto. Ma c’è un ultima cosa, dovete uscire da qui!- Con le sue dita scheletriche prese dalla sua tasca una chiave molto grande. -Questa è la chiave che vi condurrà fuori. Grazie a voi avrò un sacco di lavoro per il futuro. Io so come finirà la vostra missione!- Lanciò la chiave verso Acterum che la prese al volo. La Morte svanì con il suo destriero di fuoco. Il mago ricominciò a remare. All’ orizzonte il cielo si aprì ed una luce azzurra fece risplendere un enorme portale in marmo. Scesero dalla barca. Acterum introdusse la chiave e con uno scatto secco il portale finalmente si aprì. Avevano superato la prova. Dinanzi a loro la luce ed un cielo terso. S’incamminarono giù per una collina e da lontano scorsero il paese dell’eletto. Dopo poche ore di cammino arrivarono a Bastian. Il paese era arroccato su di una collina. Qui e là vi erano case molto eleganti circondate da una fitta boscaglia. Dominava la vallata uno splendido castello. Entrarono all’interno del paese. Pargoli scorazzavano allegramente per la via. Gli abitanti sembravano molto tranquilli. Si vedeva dai loro volti sorridenti. Enrique ed Acterum erano molto stanchi. Chiesero ad una donna un luogo dove riposare e lei li condusse al "Giglio Bianco", una locanda al centro del paese. Entrarono. Un uomo anziano li accolse cordialmente. Li fece sedere ad un grande tavolo e diede loro acqua e cibo vedendoli molto provati. Il vecchio chiese chi fossero e qual buon vento li portava lì. Enrique spiegò molto velocemente la storia, tralasciando molti particolari. Presentò il mago il quale disse stancamente -Siamo venuti per cercare l’Eletto.- Il vecchio si sedette lentamente ed incredulo rispose -Misericordia, siete sicuri che il luogo sia questo? Che l’Eletto abiti quì?- Acterum annuì col capo. Il vecchio rispose -Forse so chi è. O meglio noi abitanti di Bastian abbiamo la certezza che sia proprio lui.- Enrique incalzò -Diteci chi è!- -E’ Mio nipote Antuan! Ne ero certo che un giorno sarebbe diventato un cavaliere importante!- Rispose con estrema commozione il vecchio. Parlarono per lungo tempo. L’indomani sarebbero andati a far visita all’Eletto. La speranza di ritornare ad Abram si fece viva nel cuore del mago. Rivedere Astrid, e il suo regno, avere la speranza di sconfiggere le forze del male era l’unica spinta a dargli la forza di andare avanti.
|