Fog' s Soldiers

La battaglia delle ombre di Luhuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2-Il tradimento

 

 

 

Un colpo sordo fece roteare la spada a terra ed Astrid cadde  assieme ad essa .- Ma sei pazza, potevi uccidermi! Che hai? In questi giorni sei alquanto strana!

- Hoo! la signorina si è fatta male ! Non hai fegato lasciamelo dire! Non hai ancora capito come usare una spada!-

Il mago sospirò e volse lo sguardo in alto come a supplicare un aiuto. Sapeva che Sphiria era nettamente  superiore in duello, aveva un innato talento, mentre Astrid non era in grado di riuscire ha tenere ferma la spada.

-Basta calmatevi! Litigare non serve, bisogna perseverare nell’ allenarsi e vedrete che i vostri sforzi saranno ripagati! Una pausa carica di tensione...

-Basta! Me ne vado, per oggi la mia lezione è finita!- Astrid sgusciò via, come il vento tra i rami. Corse alla grande terrazza e chiamò col suo canto l’ unico suo amico, il drago Uma.

 Voi direte, un drago così amico di Astrid? La risposta è semplice. Uma è molto intelligente, è un drago, saggio, poi cosa importante  parla, ovvio si dirà è un drago. Si, ma parla la lingua delle fate,  l’antica lingua delle fate!

Un linguaggio così antico studiato ormai da pochissimi in questo mondo, parole arcane sconosciute ai più.

All’orizzonte si iniziò ad intravedere un puntino che si allargava sempre più, fino a quando la maestosa figura del drago si parò dinanzi alla principessa.

-Finalmente sei arrivato! Portami dove sai! Mia amica, tutto ciò che vuoi! Lo so, ti vedo penare per qualcuno, ma vedrai tutto si risolverà. Avanti, fammi un sorriso. La vita va vissuta senza angoscie e tristezze nel cuore!

Con un balzo si librarono nel cielo vagando tra le rade nuvole, fino a non distinguerli più nell’ orizzonte.

Certo che Uma, oltre ad essere un drago molto saggio è anche altresì galante. Dall’aspetto maestoso e slanciato, ha un meraviglioso colore che varia dal verde sottobosco al giallo sole d’agosto. Non sputa fuoco, ma ha le sue armi nascoste da usare se il caso. E’ l’unico amico fedele della principessa.

Arrivarono alla distesa più luminosa del regno di Abram. Da lì si poteva scorgere il paese dei Cavalieri Elfi, con un lungo che fiume costeggiava piccole radure formatesi da anni, fino ad abbandonarsi in piccole cascatelle che formavano vari laghetti gremiti di strani uccelli dai colori variegati, che non aspettavano altro di acchiappare al volo qualche pesce. Risalendo via via la china,  un vasto bosco, dalla vegetazione molto fitta, e poi varie case sparse attorno ad un limpidissimo lago. Eccoli arrivati in questo incantato paese.

Astrid s’incamminò verso un gruppo di case attraversando un ponticello in legno. Da lontano vide avvicinarsi una persona che sembrava aspettarla. Era  un elfo di una bellezza disarmante, cavaliere di nobile portamento, abile spadaccino. Il suo nome era Elmes e disponeva del comando di questo popolo. -Principessa Astrid che onore vedervi, qual lieta novella ci porta?-  La principessa spiegò il suo problema, di non riuscire nelle arti della scherma, e che un abile maestro come lui avrebbe potuto insegnarle ciò che le mancava.

-Lo sapete che voi non siete atta al duello, a differenza di vostra sorella che ben sappiamo essere molto capace. Ha però, ahimè, un carattere troppo irruento ed aggressivo, troppa considerazione del suo io, troppo astio.

 Voi non dovete sforzarvi per dimostrare cose che non sono nella vostra natura, avete qualità nobili come l’altruismo, la cura delle persone più bisognose, la vostra intelligenza.

La nostra gente vi è molto grata, avete la capacità dei vostri amati genitori per essere un’ ottima regnante.-  Dopo un attimo di esitazione continuò a parlare. -Io non voglio ora metterle angoscia, ma ho sentito voci che dicono che le forze del male vogliono tornare alla luce. E temo che la cosa sia molto grave, molti sono i segni di ciò. Solo un eletto potrebbe sconfiggere tutto ciò ma sappiamo anche che è molto tempo che sono scomparsi. L’ultimo fu con noi tanto tempo fa, quando una durissima guerra costrinse il nostro popolo ad abbandonare le proprie terre pur vincendo le nostre battaglie, per la grande desolazione causata dal nemico.

Possiamo essere grati ai vostri genitori, se quello che vedete è possibile. Ripresero con vigore le arti e le scienze elfiche, i campi furono nuovamente irrigati con nuove tecniche, e nuova abbondanza raggiunse il nostro popolo. Possiamo dire grazie a loro se abbiamo un esercito di valorosi cavalieri.

Noi siamo vicino a lei principessa per qualsiasi cosa  possa avvenire-

Astrid lo fissò stupita. -Perchè avete aspettato la mia visita per parlarmi di questo?-

Elmes dopo un attimo di esitazione, come se lo avesse pervaso un’ improvvisa tristezza le rispose. -Sapevo che vi avrei rivista e che avrei potuto parlarvi con tranquillità. Non sono sicuro, ma è come se mi sentissi scrutato nel mio più profondo essere.- Si  incamminarono verso il paese dove, casa per casa, bottega per bottega, incontrarono la loro gente, indaffarata nei propri mestieri.

Come videro avvicinarsi la principessa  tutti le si radunarono attorno per omaggiarla e ringraziarla della visita inaspettata. Dopo molti incontri la giornata si concluse con danze e un succulento banchetto.

Poi arrivò il momento di fare ritorno al castello, salutò il popolo degli elfi

e in ultimo Elmes, che le promise tutto il suo appoggio per il regno di Abram.

Astrid, mentre faceva ritorno a casa, pensò a quello che gli aveva detto Elmes e che doveva parlarne subito con il mago. Un’ ombra oscurò il suo viso.

Intanto al castello Sphiria cercava di riposare ma il sonno era stranamente agitato.......

Sogni. Sogni che incominciavano ad insinuarsi nella sua mente. Chi era quella strana figura che la chiamava per nome ripetendolo all’infinito?......

Il giorno seguente  Astrid parlò al mago di ciò che gli era stato riferito. Il suo sguardo tradiva una preoccupazione evidente, sperava che fossero solo dicerie ma il suo istinto lo rendeva inquieto come se lo stesse preparando ad affrontare gravi fatti.

Sphiria intanto nei giorni successivi era diventata sempre più strana. Restava chiusa nelle sue stanze ore ed ore senza più uscire a cavalcare il suo amato cavallo, una cosa molto strana .

Tempo dopo i fatti cominciarono il loro cammino.

Fu in una notte cupa, con enormi bagliori che si stagliavano in lontananza. Nubi grigie si addensavano all’orizzonte, come a presagire qualcosa di funesto.

 Astrid guardò attraverso le grandi finestre colorate l’avvicinarsi del temporale. Il mago Acterum nel suo studio elaborava piani per poter sconfiggere le forze malvagie. Dubbi lo assalirono all’ improvviso. Che ci fosse un collegamento con lo strano atteggiamento di Sphiria? Bisognava trovare il modo di poterle parlare, di capire, ma ciò era estremamente difficile.

Acterum uscì dal suo studio per cercare qualcosa di utile nel libro Kalum. Attraversò il lunghissimo corridoio che divideva le due stanze, inserì la grossa chiave d’oro nella serratura. Era una grande stanza ovale, con un tappeto color porpora che partiva dall’entrata e finiva davanti al leggio. Tutt’attorno pareti affrescate e piccole statue d’oro raffiguranti folletti e svariate scene di battaglie con maghi ed elfi che combattevano contro strani mostri. Tutto era permeato di magia.

Il grande libro Kalum era disposto al centro, la copertina istoriata in argento e oro. Le pagine erono fatte di carta iridescente, ricavata da un raro albero  che cresceva solo nel bosco incantato. La scrittura era in runico arcaico. Solo il mago aveva l’accesso alla sua lettura , neppure le sorelle potevano varcare questa stanza nè leggere il contenuto.

Il mago avanzò lentamente verso il centro ma un leggero colpo di vento magico aprì il libro su una pagina in cui vide scritta questa frase,

“La verità è scritta nel cuore dell’eletto”.

Il mago capii che qualcosa di grave doveva accadere e che c’era bisogno ancora una volta di un valoroso eletto. Ma dove cercarlo.

La soluzione era una sola e il mago nel profondo del suo cuore già la conosceva, ma nello stesso tempo la temeva.

Sphiria nella sua stanza tentava di addormentarsi, ma quella notte fu terribile e decisiva. Nel buio della camera apparve una figura oscura che  avanzò verso di lei. Aveva ali blu e una veste nera, lo sguardo magnetico e gelido e la fissò intensamente. -Finalmente ci conosciamo- disse, sono l’arcangelo del male  - Sono venuto a farti una proposta. Se riuscirai a portarmi il libro Kalum avrai in cambio potere e immortalità. Conosco la tua anima. Le forze oscure hanno delegato me, perchè sanno che porterò a compimento ciò che deve essere fatto e che tu mi aiuterai. Abbiamo bisogno del libro per poter indebolire per sempre la magia bianca e far prevalere il nostro ordine magico.

Abbiamo fallito molti anni fa, ma ora sarà diverso.- Sphiria era come in trance, lo sguardo perso nel vuoto. L’angelo nero sparì e il suo pensiero fu come sottrarre il libro.

Passarono diversi giorni, la vita scorreva con apparente calma. Astrid studiava molto mentre Sphiria cercava  un metodo per riuscire ad entrare nella stanza segreta. Acterum continuava le sue ricerche.

Sphiria uscì e si diresse verso il bosco dove crescono erbe  magiche dai poteri guaritori o, se usate in modo non ortodosso, possono essere assai velenose. Ne raccolse alcune, con il pensiero di poter preparare una pozione per rendere il mago inoffensivo per sottrargli la chiave e finalmente arrivare al libro.

Tutta la giornata la passò poi chiusa nella cella del castello adibita a piccolo laboratorio dove Acterum era sovente fabbricare pozioni e quant’altro.

Dopo attenta preparazione

la pozione era finita, finalmente il grande passo stava per compiersi. Attese la sera, quando il mago fu nel suo studio assorto dal lavoro.

Acterum sentì bussare, aprì ma non vide nessuno. Andò con passo stanco fino in fondo al corridoio, mentre Sphiria agile come un gatto entrò e mise la pozione dentro la solita tisana della sera e scappò via.

Il mago rientrò pensando che la stanchezza l’ avesse ingannato, perciò decise di rilassarsi gustando la sua tisana ancora calda.

Sorseggiò lentamente, gli occhi gli si chiusero e cadde in un profondo sonno. La pozione aveva avuto effetto.

Sphiria entrò silenziosamente nella stanza, sottrasse la chiave che Acterum  aveva al collo, e corse molto velocemente fino ad arrivare alla famosa stanza segreta.

La porta si aprì, entrò.

Non aveva mai visto nulla di simile. Il  libro Kalum era lì dinanzi a lei.  Dall’oscurità della sala apparve l’angelo nero che le disse -Finalmente l’ora è arrivata, il libro è nostro, e tu avrai la tua ricompensa-.

Sphiria, come ipnotizzata, prese il libro ma al suo tocco sentì una potente  forza impadronirsi di lei. E quella stessa forza l’avverti il mago, che svegliatosi, barcollante, arrivò fino alla stanza.

Vide Sphiria con il libro attorniata da un alone di energia. -Ti ordino di lasciare il libro, o te ne pentirai!- gridò Acterum. Sphiria con sguardo di sfida rispose -Mio caro Acterum, se rivuoi il libro mi dovrai sconfiggere in duello, e  non essere così sicuro di poter vincere, ormai sei un povero vecchio!-

Finì con una risata spettrale, ma il mago ormai furente le disse -Come osi sfidarmi. Tu, Sphiria  hai un’animo malvagio e per questo pagherai!- Indietreggiò, alzò le mani al cielo e la magia che permeava persino le pietre di quel luogo si scatenò attraverso le mani giunte di Acterum. Come una luce fredda e multicolore colpì Sphiria.

Un istante dopo al suo posto vi era una creatura mostruosa. La pelle di un colore verdastro piena di verruche purulente, lo sguardo diabolico e un fetore alquanto disgustoso.

Urla strazianti riecheggiarono nel castello.

Sphiria prima di fuggire via gridò al mago con tutto il suo odio in corpo -Mi vendicherò! Ombre nere dall’inferno arriverranno, sangue e morte  porteranno!- e svanì nella notte buia cavalcando il suo cavallo nero verso la landa desolata di Luhuta.

Il mago sfinito rimise al suo posto il libro, il pericolo scampato, ma era soltanto l’inizio di una lunga guerra contro l’ arcangelo.

 

 

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